Anna de Manincor – Il cielo verde, l’asfalto blu, esplodevano anche gli idranti

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Il cielo verde, l’asfalto blu, esplodevano anche gli idranti
Anna de Manincor | ZimmerFrei per The Sound of the Woodpecker Bill. New York City

Esattamente dieci anni fa un monsone errante si è abbattuto su New York e ha prodotto una primavera anomala, come quella che quest’anno affligge lʼItalia. Era l’inizio di giugno e pioveva ogni giorno. Verso l’ora di pranzo cambiava il vento e la solita brezza che scende da Upstate lasciava il posto a uno strano vento caldo e umido che saliva dall’oceano.

Nel 2009 ci trovavamo nello stesso luogo, Antonio Rovaldi ed io, al 1040 di Metropolitan Avenue, a due porte di distanza. La residenza in uno degli studi dell’ISCP – International Studio & Curatorial Program – era frutto di un premio che adesso non potrebbe più esistere: una nostra foto era stata selezionata per la copertina dell’elenco telefonico dell’Emilia-Romagna e si era aggiudicata il premio nazionale, sei mesi a New York. Anzi, a Brooklyn.

Dico ʻnostra fotoʼ perché tutta la mia vita artistica e lavorativa è plurale. Il nome collettivo ZimmerFrei è la capanna sotto la quale abbiamo dimorato per quasi diciotto anni in tre persone: Massimo, Anna e lʼaltra Anna che sono io. Non essendo riusciti a moltiplicare il premio per tre abbiamo dovuto dividerlo, e così ognuno di noi ha passato tre mesi da da solo a New York a nome di tutto il gruppo. Ognuno si è trovato i propri posti e le proprie abitudini, ma ad ogni arrivo cʼera un periodo insieme e il passaggio del testimone.

Massimo mi ha fatto scoprire B&H, il mondo dei sogni foto-audio-video gestito da ebrei ortodossi a Midtown West, e mi ha portato alla Dream House in Church Street, l’installazione sonora permanente di La Monte Young e Marian Zazeela dove si fanno meravigliose dormite sulla moquette. I miei luoghi segreti erano la practica di tango la domenica pomeriggio dietro Union Square, al quarto piano del quartier generale dell’immobiliare Katz, e la milonga nel ristorante Ukrainian East Village, dove andavo un poʼ alla chetichella dopo le proiezioni all’Anthology Film Archives, a notte fonda quando restavano solo gli insonni. Anna R. invece aveva scoperto un movimento di ʻexperimental geographyʼ e aveva preso a seguire un certo Matt e il suo gruppo di camminatori e attivisti. Massimo è sempre stato un amante delle camminate senza meta, Antonio e Michael avevano già iniziato a striare tutti e cinque i boroughs di New York con le loro passeggiate.
Senza sapere l’uno dell’altro, a un certo punto siamo stati tutti contagiati dal sacro fuoco del camminare. Una pratica estenuante in una città inesauribile, ma tantʼè. In questa specialità io sono solo una peón, mi porto appresso uno zaino troppo pesante e mi fermo troppo spesso a guardare qualcuno senza osare fotografarlo. Chi invece ne ha fatto una pratica costante, quasi agonistica con o contro se stesso, ha trovato una miniera in cui discendere sempre più a fondo, traendone pensieri, poesia, immagini fuggevoli, ricordi permanenti, nodi, respiro. Per parte mia, le mie dilettantesche scarpinate finivano sempre nello stesso modo: linea L. Tornare a Brooklyn era tornare a casa. E nel tunnel sotto lʼEast River mi addormentavo regolarmente .

Dunque si era tra la fine della primavera e lʼestate e la residenza volgeva al termine. Il nerbo alpino infilzato nel nostro connubio richiedeva di radunarci e trarre un qualche frutto da quella magica stagione di privilegiato sabba newyorkese. Diciamo un film. Il nostro ‘Brief Summary’ interno recitava così: “Documentario poetico ambientato nel nostro futuro e dislocato a NYC. Un non-fiction film che usa alcune zone remote dei quartieri della città di NY come contesto/orizzonte/reagente per far emergere cose altrimenti invisibili (identità auto-fondate, esotismo reciproco tra vecchia Europa e capitale immaginaria dellʼEuropa oltreoceano, proiezioni di immaginario epico, visioni di futuro)”. A rileggerlo ora mi fa un po’ ridere questa prosa così satura, ma era il segno dei tempi (e poi era solo per noi, di tutto questo è uscita solo una serie fotografica, Tomorrow is the question, e un paio di video dei sopralluoghi, Locations).

Ci eravamo trasferiti nell’ennesima casa in prestito, una casetta con giardino a Fort Green, che era diventata il quartier generale della produzione del nostro film sperimentale. Tutta questa storia è tornata fuori mentre scrivevamo il testo per la mostra di ZimmerFrei da CLER, lo studio di Antonio a Milano, parlando delle foto che abbiamo scattato entrambi alla fine di una giornata passata a Coney Island.
Massimo: “Ma il camera-car che abbiamo girato lungo il canale Gowanus dov’è finito? Ti ricordi quel giugno in cui pioveva ogni giorno?”
Anna: “Era come questo maggio, pioveva sempre, ogni giorno scendeva un tendone dʼacqua”.

C’erano laghi dʼacqua nelle strade, il cielo verde, l’asfalto blu, esplodevano anche gli idranti. Il girato di quel giorno in cui pioveva come lʼapocalisse l’abbiamo perso tutto. Sono stata io, ho fatto una di quelle cazzate che poi mi sogno di notte per anni, cerco di fare rewind ma non funziona, quel che è fatto è fatto. Era il giorno in cui avevo sentito, guardandomi bene dal dirlo per scaramanzia, che quel piano sequenza che finiva davanti al campo da basket allagato era l’immagine chiave, il momento che organizza tutto il montaggio. Ma il giorno dopo ho sovrascritto proprio su quella cassetta Mini DV, credendo di averla già acquisita. Mai fare il backup dopo le due di notte.

Di quel giorno ci è rimasta solo l’alba in cui abbiamo tamponato un camion in Kent Avenue e abbiamo aspettato la polizia per tutta la mattinata. Quel film non l’abbiamo mai finito e mai montato. Non riuscivamo nemmeno a scriverlo, avevamo aperto troppe direzioni. Se devo essere sincera non ho mai amato gli incompiuti, i progetti abortiti preferisco archiviarli e non pensarci mai più. Vengo dalle montagne, di quello che non esiste non si parla.

Sono andata a rileggere il piano di lavorazione e questa è la lista dei giornalieri:

– PRESAGI
Il cane attaccato dal corvo | 2 uccelli trovati morti in giardino | Volo di uccelli: stormi di storni (Brighton Beach) | Voli di aerei: solchi nel cielo | Suono ricorrente di elicottero | Thunders & storms, cielo in movimento | Pioggia di notte sotto luce lampioni
– SCENA DI APERTURA / COMUNITÀ DI TESTIMONI
S Oxford St, tableau vivant: barbecue rituale in giardino allʼimbrunire, tutti in piedi rivolti verso camera, immobili con i piatti in mano (Antonio con una custodia di una macchina fotografica in finta pelle, Rä con un calice di bianco inclinato di 60°, Anna R. quasi di spalle, Massimo di tre quarti, il cane con la schiena ferita è lʼunico che si muove → esce dal quadro verso sinistra)
– FLASHBACK / ATTO PROPIZIATORIO
Rogo 1: enorme fugaràza di San Giuseppe sulla spiaggia di Rimini
– SOGNO PREMONITORE
Myrtle e Vanderbilt Avenue, Gulf Gas Station: murales ʻAchtung Baby, Here Comes the Next Great Depressionʼ (+ réclame di Chez Lola Restaurant)
– FLASH-FORWARD
Lungo il canale Gowanus, davanti alla ex-fabbrica: rogo nello spiazzo di cemento spaccato dallʼerba (ripresa interrotta dallʼarrivo della polizia, voce off al megafono: “Get out of the gate with your hands up”)
– SGUARDI IN MACCHINA
Il bambino muto dietro il bancone di Freddyʼs Deli | Lo sguardo del bassotto nella vetrina delle mozzarelle su Metropolitan Avenue | Nick e sua madre allʼItalian American Grocery | Vecchio da solo al bancone del diner Honey-Chicken-Barbecue
– VEGLIA / ATTESA
Dumbo: Notte sul tetto (terrazza di Monia, amica di Antonio) | Long Island City: Veglia su tetto 2 (casa di un certo Joseph Coletti – memoriale domestico sul naufragio del Titanic)
– PARTENZE / TRASLOCHI / RELOCATIONS
Visite con agenti immobiliari albanesi (Durata e Albina): casa in vendita 1 (Vanderbilt Avenue, Brooklyn), casa in vendita 2 (Harlem Studios) | Governor Island: interno di casa vuota con impronte di mobili e quadri visibili sui muri | Trasloco a Chelsea: tutta una vita dentro le scatole | Homeless con carrelli-casa | Antonio fermo in strada con grandi borse di plastica | Antonio riparte per lʼEuropa e lascia la casa ex-convento di Lorimer
– NUOVA COLONIA / COMUNITÀ DEL FUTURO
Coney Island: bambini sparpagliati sulla spiaggia al tramonto, tutti fratelli, i visi dipinti da Jocker, due in mutande e maglione con le gambe in acqua, le frange del tallit che spuntano da sotto la canottiera, nessun adulto allʼorizzonte | Wallabout Street: una dozzina di ragazzine e bambini satmar occupano tutto il marciapiede, biciclette BMX, riccioli, calze di filanca nera, vestiti lunghi fino alle caviglie con colletti bianchi, grembiuli a fiori (un altro secolo, un altro pianeta)
– LA BESTIA UOMO
I meccanici messicani che dormono seduti al tavolo del lunch con le bocche aperte nel garage vulcanizadora di Grand Street e Morgan | Il pollo rituale della domenica a casa di Robert Storr a Carroll Gardens | Le quattro portoricane che cenano col tavolino in strada | La donna di cento chili seduta sulla sedia da giardino e lʼidrante rotto
– PRESAGI 2
Donna nel campo da soccer (American Spanish): predizione del futuro collettivo | Harlem: il predicatore ubriaco nel backyard del Saint Nickʼs Pub | Bronx, in fondo a Arthur Avenue, D’Auria-Murphy Triangle: sparo. Tutti scappano dal giardinetto. Un nonno obeso resta seduto sulla panchina e chiama il nipote: Xavieeeeeer!
– HAUNTED PLACES
Flatbush: campi da handball (uomini seminudi prendono a sberle una pallina, a mani nude contro muri di cemento) | Gowanus, J.J. Byrne Playground: 360° a pelo dʼacqua al centro della pozza grande come tutto il campo da basket. Si aprono le nuvole, sole calante rosa e viola (tramonto color dell’alba), acqua color petrolio, (→ stessa direzione della panoramica) due bambini a bordo acqua disegnano la riva del lago col gesso
– FONDAZIONI
Cantiere con gettata di fondamenta sotto il ponte verso il New Jersey: delimitare sito fondazione con nastro giallo CAUTION | Scavi notturni, pali di ferro e plinti in legno affogati nel cemento, terreni sbancati (sito archeologico visto dal futuro)
– IL PIANETA TERRA
Sparare razzi di posizione a Brighton Beach ← segnali in Atlantico verso lʼEuropa (rifilmare dal largo) | Long Island: onde lunghe (ciclo di 3+5) | Bagnini sui trespoli arancio davanti alle onde grigie di Rockaway | Arrivo a Moses Park sotto la pioggia battente (dub di Massimo nell’autoradio): due caprioli alla rotonda sotto la torre, cerbiatti tra i cespugli | Ocean Parkway: conigli lungo la strada | Babylon: grande parcheggio vuoto, Cadillac rossa con tettuccio beige parcheggiata in un posto qualsiasi (si vede la curvatura della terra) | Camera-car: Lighthouse Road, Fire Island, Water Island, Hampton Dunes, finalmente Montauk
– APOCALISSE
NORD: Maratona, Broadway Bridge: gente che corre di spalle, strada deserta, la corsa degli ultimi | SUD: Il maestoso mall dei rifiuti di Staten Island, vapori e fuochi fatui | EST: spiaggia di Montauk, indistinguibile tra la bruma della sera che scende e la schiuma gialla delle onde sulla sabbia fradicia che non assorbe più nulla. L’acqua salmastra di Fort Pond trova la strada verso l’aperto, l’acqua amara dell’oceano dilava la terra, acqua dolce di pioggia che scende da giorni, acqua ovunque
– END / TITOLI
Bronx Playground: scritta FINISH sul tartan, quadrati con numeri cabalistici e piedi di bambini con corpo fuoricampo (gioco della campana?) | End (Landmark) | Dead End.

Non c’erano protagonisti né personaggi, a parte gli italo-americani che guardavano fisso in macchina senza parlare, non c’era una storia, solo una serie di piani sequenza, lunghi totali con noi di schiena e il presentimento di dover rifondare, trovare un terreno dove dimorare e partecipare alla storia collettiva. La città però non era destino che fosse Brooklyn. Poi sono venute le ʻcittà temporaneeʼ: Bruxelles, Budapest, Bologna, Marsiglia, Ginevra, e questo film non è mai uscito. Abbiamo capito dopo che quello era uno dei rari momenti di puro nutrimento, la restituzione è ora. Ecco, ha ricominciato a piovere.

Anna de Manincor per Antonio Rovaldi – The Sound of the Woodpecker Bill. New York City, Humboldt Books, Milano 2019